La dismorfofobia e la sindrome da spogliatoio


La dismorfofobia peniena, anche detta sindrome da spogliatoio, è causa di estrema insicurezza e può indurre un comportamento finalizzato all’evitament
La dismorfofobia e la sindrome da spogliatoio

La dismorfofobia è un disturbo della personalità, che rientra nei disturbi somatoformi. Consiste in un’errata percezione del proprio corpo o di parte di esso. Il soggetto vede delle anomalie, dei difetti, che non esistono o che pur esistendo vengono esasperati fino a sviluppare dei comportamenti ossessivo-fobici. Il difetto, reale o immaginario che sia, diventa una vera e propria ossessione ed il paziente assume degli atteggiamenti conseguenti che lo portano a compromettere i propri rapporti sociali e ad abbassare notevolmente la propria qualità di vita. Nei casi più estremi il disturbo può arrivare ad avere delle conseguenze sulla salute fisica disastrose. In alcune forme di psicosi il paziente può pensare o effettivamente eseguire l’amputazione della parte del corpo che non riesce ad accettare. In altri casi, meno estremi, il paziente ricorre ad interventi di chirurgia estetica sempre più frequenti e progressivamente più invasivi e debilitanti. In altri ancora il paziente può sviluppare delle forme estreme di anoressia/bulimia. Nelle forme citate è evidente che il paziente abbia bisogno di un supporto psicoterapeutico. Tuttavia esistono delle forme di dismorfofobia molto meno eclatanti, più striscianti e per questo spesso trascurate, che però impattano non meno nel vissuto di chi ne è colpito. Un celebre esempio in letteratura è l’ossessione per il proprio naso del personaggio pirandelliano in "uno, nessuno e centomila". Un altro esempio, molto più prosaico, è l’ossessione dei maschietti per la lunghezza del proprio pene. Senza dover ricorrere all’elenco delle misure medie, a riposo e non, integrate con le dovute differenze razziali e con le specifiche tecniche di misurazione, è sufficiente riflettere sul fatto che più del 70% degli interventi eseguiti di allungamento del pene viene fatto senza una reale indicazione, per capire quanto la componente psicologica svolga un ruolo rilevante nella stragrande maggioranza dei casi. Oltretutto il paziente che decide di sottoporsi alla procedura chirurgica, sia perché quest’ultima non può essere miracolosa e sia perché il problema come detto è essenzialmente psicologico, non sarà mai soddisfatto del risultato. Per essere chiari, le tecniche di allungamento del pene nell’adulto consistono per lo più nella liposuzione del grasso del pube, nella sezione del legamento sospensore del pene e nell’infiltrazione di acido ialuronico dell’asta per aumentarne il diametro. Si tratta di procedure che possono far guadagnare qualche cm e che hanno un senso quando i cm di partenza sono veramente pochi (da un punto di vista medico il micropene è un pene che in massima erezione non superi i 7 cm). In tutti gli altri casi, poiché il problema è psicologico, falliscono inevitabilmente. La dismorfofobia peniena, anche detta sindrome da spogliatoio, è causa di estrema insicurezza, può indurre un comportamento finalizzato all’evitamento dei rapporti sessuali ed è causa di un intenso stress emozionale. Il paziente si sente inadeguato, ridicolo e il pensiero delle dimensioni del proprio pene diviene ossessivo, fonte di angoscia e sofferenza, ed arriva a monopolizzare una parte rilevante della sua giornata. In questi casi è essenziale ricorrere al supporto di uno psicologo, meglio ancora di un sessuologo, che cerchi di lavorare sul vissuto del paziente al fine di restituire a lui la propria autostima, in quanto il modo più corretto per essere accettati è accettarsi.
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