Bullismo, come eliminare il cancro della nostra società


Il bullismo rappresenta un cancro per la nostra società. Analizziamo il problema proponendo le soluzioni adatte per prevenire nei giusti ambienti
Bullismo, come eliminare il cancro della nostra società

 

Il bullismo è una vera e propria piaga sociale, più diffusa di quanto solitamente si possa pensare. Quello che ancor meno si conosce sono gli aspetti devastanti che riguardano la psiche dei soggetti vittime di bullismo. Ecco allora perché è così importante prevenire e agire.

 

 

 

Cosa si intende con il termine bullismo?

Il termine bullismo deriva dalla traduzione del termine inglese bullying che viene utilizzato per designare un insieme di atteggiamenti tramite cui qualcuno ripetutamente fa o dice delle cose per ottenere potere su un'altra persona, al fine di dominarla.

Il termine bullismo comprende però sia i comportamenti di chi perseguita che le azioni di chi viene definito vittima, ponendo al centro della questione la relazione che intercorre tra i due soggetti. Ciò che spesso viene sottovalutata, però, è la responsabilità collettiva dal momento che il bullismo non riguarda solamente la vittima e il carnefice, ma anche tutte le persone che sono consapevoli di quanto avviene. Assistere ad episodi di bullismo e non fare nulla, infatti, è molto grave, in quanto contribuisce a creare un clima di tensione e insicurezza che alimenta sempre di più la paura nella vittima e la sicurezza nel carnefice.

 


Come si manifesta il bullismo?

Riconoscere il bullismo, la violenza, e la prepotenza è il primo passo per denunciare i fatti e porre subito il corretto rimedio. Il bullismo, infatti, si manifesta tramite molti tipi di azioni che si distinguono principalmente in tre forme:

•    Azioni fisiche

•    Azioni verbali

•    Comportamenti indiretti

Si definisce bullismo fisico quello che viene operato con attacchi fisici nei confronti della vittima, come, ad esempio, calci, pugni ed altre violenze, ma anche dispetti che riguardano il togliere oggetti di proprietà, rovinarli, ecc…

Si definisce bullismo verbale, invece, quello che viene praticando servendosi di azioni esplicite verbali, come gli insulti, la derisione continua, il prendere in giro, il sottolineare i difetti e le carenze della vittima (ad esempio le difficoltà sportive, i difetti fisici, le cose che non riesce a fare, ecc…).

Il bullismo indiretto, infine, è quello che tende ad isolare la vittima da un punto di vista sociale. Il fine di questo tipo di bullismo, dunque, è esplicitamente quello di escludere il soggetto dal gruppo con fine di farlo sentire solo. Appartengono a questa sfera, azioni come i pettegolezzi, l'esclusione implicita o esplicita, e l'ignoramento della persona.

 


Chi va ritenuto responsabile nei confronti dei fatti di bullismo?

Quando un soggetto, ed in modo particolare un bambino o un ragazzo, è coinvolto in episodi di bullismo tutta la collettività è responsabile. Non solo la vittima e il carnefice fanno parte delle azioni di bullismo, infatti, ma anche tutti coloro che li circondano, che vedono e tacciono, che hanno delle responsabilità educative ma anche morali.

Ciascuno dovrebbe attivarsi nei confronti di questi episodi a seconda del ruolo che riveste e del compito educativo di cui è incaricato. Un ruolo importantissimo è rivestito in molti casi dalla scuola, che, oltre ad avere un'importante funzione educativa, diventa spesso teatro della maggior parte degli episodi di bullismo.

Se anche non tutti gli episodi, infatti, hanno luogo in una scuola, questa rimane comunque il luogo privilegiato, quello in cui è più facile contrastare e combattere, ma anche prevenire il fenomeno. Anche le famiglie rivestono un ruolo molto importante da un punto di vista educativo ma anche dell'attenzione nei confronti dei propri figli, che spesso manifestano un malessere che non viene ascoltato.

 


Come deve reagire un soggetto coinvolto in atti di bullismo?

Quando ci si ritrova coinvolti in azioni di bullismo bisogna sicuramente reagire in modo diverso in base al tipo di coinvolgimento. Chi si comporta da carnefice dovrebbe ad esempio provare a rivestire i panni della vittima e cercare modi alternativi per ottenere ciò che desidera senza cercare di attaccare gli altri.

La vittima, invece, dovrebbe sempre cercare aiuto e raccontare a qualcuno in grado di aiutarlo quello che gli sta accadendo. È importante che la vittima trovi intorno a sé un clima di fiducia e di sicurezza e che sappia di non essere giudicata da chi la circonda. Nei ragazzi che subiscono atti di bullismo, infatti, spesso si scatena un sentimento di vergogna per le azioni che gli vengono procurate.

Anche chi assiste ad episodi del genere, infine, deve fare qualcosa cercando di intervenire e modificare la situazione anche in base al grado di coinvolgimento e alla responsabilità rivestita. Nel caso in cui chi assista sia un altro ragazzo, ad esempio, egli deve cercare di stare vicino alla vittima o trovare una via di dialogo con il bullo. Quasi sempre, però, la migliore cosa da fare è avvisare un genitore, un insegnante, o qualcuno che possa aiutare concretamente.

 


Cosa fare nel concreto?

Negli episodi di bullismo è spesso chiamata ad intervenire la psicologia. In molti casi si risponde al bullismo con un approccio emotivo relazionale, ovvero un approccio globale che è stato sviluppato alla fine degli anni 90 tramite un'intensa attività di ricerca in ambito educativo e scolastico.

Si tratta di un approccio di tipo psico-socio-educativo che si basa su competenze di psicologia clinica, psicologia scolastica, psicologia sociale e dei piccoli gruppi, psicologia e trattamento dello stress e dei disturbi associati, psicoterapia funzionale corporea, psicologia dell'educazione e psicoterapia dei disturbi emozionali.

In questo ambito è disponibile una vasta gamma di interventi, ma quello sicuramente più incisivo è il percorso emotivo relazionale con le classi, che prevede un'azione multipla basata sia su un’intensa attività di informazione, che su una di consulenza psicoeducativa ai genitori e agli alunni. Fanno parte del percorso emotivo relazionale anche la collaborazione con gli insegnanti, gli educatori, e i ragazzi.


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