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Complotto si, complotto no


Ovvero: è l'Italia che fa paura all'Europa, o è l'Europa che vuole spaventarci?
Complotto si, complotto no
E’ sempre difficile scrivere di finanza abbinata alla politica senza correre il rischio di essere etichettati come appartenenti a questa o a quell’altra corrente.
E questo perché è sempre facile per chi legge affiancare immediatamente al concetto espresso il movimento politico che di quel concetto si è fatto portabandiera.
E’ difficile per il lettore vedere l’informazione come una semplice ed oggettiva esposizione di fatti, soprattutto se l’argomento trattato ha una forte componente emotiva.
Anche perché è difficile per chi scrive riuscire a trasmettere il messaggio in maniera asettica e non partecipata.
Ci voglio comunque provare.
Perché, mai come oggi, l’argomento di cui tratterò ha, secondo il mio parere, forti componenti oggettive che, se viste come tali, possono aiutare molto a farsi una propria opinione.
La prima decisione del presidente Mattarella rivolta all’esecutivo del professor Conte e presa nell’ambito dei poteri conferitigli dalla costituzione ha, com’era prevedibile, suscitato molte reazioni.
Ma è l’idea di un complotto internazionale che, a suon di colpi di spread e cali di borsa starebbe influenzando le scelte politiche in atto, ad essere stata evocata da politici, media ed elettorato (quest’ultimo tutto ben rappresentato all’interno del mio portafoglio clienti).
"Ormai i ministri li scelgono la finanza, lo spread e le agenzie di rating!"
"Hanno tolto sovranità al popolo italiano!"
"Siamo di fronte ad un atto di altro tradimento!"
E’ questa la chiave di lettura sicuramente molto forte che ha dominato la scena politica e sociale.
A dare una mano ai sostenitori di questa linea è arrivato anche il tedesco Oettinger con le sue affermazioni... forse volute, forse no... sicuramente inopportune.
A questo punto provo a dare il mio contributo, sotto forma di una domanda, preceduta da alcune premesse che spero vengano accettate come oggettive.
Le PREMESSE:
Fonti competenti hanno stimato in circa 100 miliardi di euro le risorse necessarie ad attuare i punti economici del "contratto del governo del cambiamento" giallo/verde (flat tax, abolizione legge Fornero, reddito di cittadinanza ecc.). All’interno del contratto sembra non sia indicato né il come né il dove lo stato troverà tutte le coperture necessarie, se non aumentando inevitabilmente il debito pubblico. Un debito che ha già raggiunto la mostruosa cifra di 2.300 miliardi di euro;
L’aumento del debito strozza l’economia e danneggia le famiglie e le imprese, compromettendo la già debole ripresa economica in corso;
Aver inserito nella prima stesura del programma l’idea di chiedere alla BCE di "stracciare" 250 miliardi di titoli di stato italiani da essa detenuti è stata interpretata come una ammissione di conclamata difficoltà del nostro paese ad onorare i propri debiti;
Un taglio del rating da parte delle agenzie specializzate impedirebbe alla BCE di continuare a comprare i nostri titoli nell’ambito del programma di quantitative easing in atto, provocando un ulteriore balzo dello spread;
La nomina di un ministro dell’economia firmatario di un progetto di uscita dell’Italia dalla moneta unica (con tanto di vecchie lire da stamparsi in un week-end) è un forte segnale di discontinuità e di rottura all’interno del progetto euro.
Ed ora la DOMANDA:
"Viste le premesse di cui sopra, se voi foste un investitore che ha messo e/o vuole mettere soldi sul sistema Italia, oggi come vi comportereste?"
Datevi una risposta e probabilmente vi sarà subito chiaro se siete dalla parte dei sostenitori della teoria del complotto internazionale o dalla parte di chi vede un mercato spaventato dall’aver posizionato capitali in un contesto fortemente instabile e potenzialmente pericoloso.
E questo al netto della componente speculativa; vendere BTP oggi per molti è stato particolarmente remunerativo, come forse altrettanto remunerativo sarà riacquistarli più avanti.
Grazie per l’attenzione e, oggi più che mai, buoni mercati a tutti.

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