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La regola d’oro per chi investe: tenere a bada le emozioni!


La finanza comportamentale e il valore aggiunto che ci garantisce nella gestione degli investimenti: perché il mio interesse è fare il vostro!
La regola d’oro per chi investe: tenere a bada le emozioni!

Il nuovo anno è ormai cominciato e abbiamo letto un po’ ovunque di previsioni, settori di tendenza, trend dei mercati e così via. È sicuramente vero che lo scenario attuale ha come protagonisti indiscussi concetti quali la sostenibilità e l’economia reale, è vero che il ritorno della Via della Seta al suo antico ed imponente splendore è interessante, ma anche in qualche modo portatore di tensioni tra i due giganti, Stati Uniti e Cina, e poi ancora l’impatto sui mercati della Brexit, le tensioni Iran-USA…

Insomma, è possibile ed è certamente utile fare previsioni, ma è altrettanto vero che nessuna delle previsioni per il 2020 – né per qualsiasi altro anno – ci forniranno mai certezze o garanzie nell’affrontare l’andamento futuro dei mercati.

Ed è proprio per questo che una delle prime cose che un buon investitore deve imparare è la gestione dei profili di incertezza: in altre parole, deve imparare a non farsi prendere dal panico.

Esiste, a questo proposito, un intero settore di studi che ci insegna a governare le dinamiche emotive che interferiscono con le operazioni di investimento: parliamo di “finanza comportamentale”.

L’obiettivo principale che la finanza comportamentale si pone è quello di analizzare e comprendere i comportamenti dei mercati finanziari in relazione agli schemi di comportamento della società e del singolo individuo, partendo da due presupposti.

In primo luogo, che le persone non sono totalmente razionali. In secondo luogo, che i mercati non sono del tutto efficienti.

Ebbene, la finanza comportamentale ci spiega così che, affinché l’investimento sia efficiente, produttivo e redditizio, è fondamentale innanzitutto tenere a bada le emozioni: l’insicurezza, la paura, il rammarico, l’orgoglio, ma anche l’avidità.

Uscendo dalla sfera emotiva ed entrando in quella razionale, poi, è bene fare attenzione anche ai cosiddetti “errori cognitivi”, che si verificano quando la mente si convince di avere il controllo su fenomeni che in realtà non può controllare: sono i casi di eccesso di sicurezza e ottimismo o, al suo opposto, eccesso di insicurezza e di pessimismo.

Attenzione anche a quella che è una dinamica tipicamente umana, nota come “avversione alle perdite”: la percezione di una perdita, infatti, supera di 2,5 volte la sensazione che si ha quando si ottiene un guadagno della stessa entità. E dico attenzione perché spesso l’avversione alle perdite genera circoli viziosi pericolosi, ad esempio i casi in cui chi ha subito una perdita è più tentato di rischiare nuovamente, nella speranza di recuperare l’investimento perduto, con una probabilità altissima di peggiorare la sua situazione, alla stregua di un vero e proprio giocatore d’azzardo, con la concreta conseguenza, di fatto, di non ottenere altro se non l’aumento delle perdite.

E ancora, non fatevi incantare dall’ “effetto-gregge”, ovverosia la tendenza a prendere una determinata decisione per il solo fatto che la stessa viene presa dalla maggior parte degli operatori. Non è una motivazione sufficiente per spingerci ad agire e, tra l’altro, spesso la decisione risulta essere sbagliata! E ricordatevi, come regola generale, quando i mercati scendono è un buon momento per comprare; quando salgono, lo è per vendere!

L’ideale è impostare un piano di investimento a lungo termine con il vostro consulente, che dovrebbe guidarvi nella realizzazione di guadagni in linea con il vostro profilo e le vostre preferenze, aiutandovi anche a gestire l’emotività generata dalla volatilità dei mercati. Per questo motivo per me è fondamentale costruire un rapporto trasparente con i miei clienti, impostato su chiarezza, disponibilità e fiducia.

Perché il mio interesse è fare il vostro!

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