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Maggio 2020: andamento mercati finanziari


Guardando avanti, questa crisi potrebbe essere non solo una delle più profonde della storia, ma anche una delle più brevi
Maggio 2020: andamento mercati finanziari

La crisi che stiamo attraversando continua a suscitare sorpresa e a far registrare nuovi record: come l’entità e la rapidità dell’iniziale correzione sono state impressionanti, così è stato anche il successivo rimbalzo, tanto da sollevare preoccupazioni per un eccesso di ottimismo.

Dopo il crollo di febbraio-marzo, aprile ha portato grande sollievo sui mercati finanziari: per l’azionario globale è stato il miglior mese dal 2011 e addirittura il migliore dal 1987 per l’indice S&P 500.

Da inizio anno le performance rimangono negative per tutti i principali listini, ma rispetto ai minimi di marzo il recupero è stato già notevole, trainato principalmente dall’area statunitense e, a livello settoriale, dai titoli difensivi e growth.

La volatilità implicita dell’azionario è scesa significativamente, pur rimanendo al di sopra dei livelli precedenti.

Anche sui mercati obbligazionari è proseguita la fase di normalizzazione e di ripresa, già iniziata nell’ultima parte di marzo, specie nel comparto investment grade USA (che da inizio anno è ritornato in territorio positivo), ma anche in quello high yield e nel debito emergente.

Gli asset italiani restano tra i più penalizzati, scontando le incerte prospettive economiche e di finanza pubblica.

Il prezzo del petrolio è rimasto sotto forte pressione, per via dell’eccesso di offerta rispetto alla domanda, crollata a causa del Covid-19, e delle crescenti difficoltà di stoccaggio nei magazzini: ciò si sta riflettendo criticamente nei contratti future più vicini alla scadenza (effetto “contango”), tanto che quello sul WTI statunitense con consegna maggio è sceso addirittura in territorio negativo il 20 aprile, giorno antecedente la scadenza (gli operatori erano disposti a pagare pur di non ricevere la consegna fisica), e si teme che un fenomeno simile possa ripetersi per il contratto di giugno, anche se l’entrata in vigore dei tagli alla produzione OPEC+ e i segnali di riduzione dell’offerta USA stanno ultimamente allentando la tensione.

Nel breve termine, l’attenzione rimane rivolta all’uscita dalla pandemia, in particolare al buon esito della fase 2, ormai intrapresa in diversi Paesi, e alla ricerca di cure e vaccini, dove iniziano ad esserci risultati interessanti e su cui il dispiegamento di forze, sia nel privato che nel pubblico, fa ben sperare.

Sarà importante monitorare nel tempo anche l’andamento degli indicatori economici e l’efficacia di implementazione degli strumenti di supporto introdotti.

Infine, la stabilità dei rapporti geopolitici, su cui negli ultimi giorni sono riaffiorati alcuni timori, viste le accuse sempre più pesanti mosse dagli USA alla Cina sulla gestione dell’epidemia.

Queste saranno prerogative essenziali ad una completa ripresa, che dovrà necessariamente passare anche dal ripristino della fiducia dei vari operatori economici.

"Se, nel breve, modalità e tempi della ripresa rimangono dunque incerti, più si sposta l’attenzione su un orizzonte temporale medio-lungo, più questa incertezza si attenua: è sicuramente lecito chiedersi se e in che modo il mondo post-virus sarà diverso da quello precedente, ma il livello di confidenza sulla stima di una ripresa dell’economia in aggregato è piuttosto elevato. Per questo motivo intraprendere oggi una strategia di ingresso sui mercati appare quanto mai appropriato: gli spread di credito obbligazionari a livello mondiale sono tra i più alti degli ultimi vent’anni, e i mercati azionari, se valutati sulla crescita media degli utili attesa nei prossimi due-tre anni, sono certamente interessanti" (Fonte: GS Research).

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