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Spendi, spandi, effendi...


C'era una volta un mondo dove bastava lasciare i propri soldi nel conto corrente che la banca a fine anno, assieme all’agenda, ti dava pure gli interessi...
Spendi, spandi, effendi...

C’era una volta un mondo dove investendo in obbligazioni societarie o in titoli di stato si mettevano in tasca tanti soldini. Un mondo dove, addirittura, bastava lasciare i propri denari nel conto corrente che la banca a fine anno, assieme all’agenda, ti dava anche gli interessi.

Un mondo che oggi appare davvero lontano ma che così lontano, in realtà, non è. Solo 10 anni fa, acquistare il titolo di Stato di una delle nazioni più affidabili al mondo - la Germania - rendeva ben il 3,3% all’anno.

Oggi l’identico investimento non offre più né il 3%, né il 2%, né l’1%. Il bello è che non si fa nemmeno pari: pochi mesi fa si era addirittura arrivati a pagare lo 0,90% all’anno per poter avere questi bond in portafoglio: così dei 100.000 € investiti, alla scadenza decennale se ne sarebbero ricavati 91.000 € !

Tutto questo “grazie” alla politica ultra espansiva delle Banche Centrali volta a sostenere i prezzi dei titoli di Stato (soprattutto di quelli più deboli ed a rischio come i BTP) e tenere bassi gli interessi nel tentativo di far ripartire il motore dell’economia che, anche per colpa di questa pandemia, si è quasi spento.

Ci si trova così con le banche che, depositando ogni giorno presso la Banca Centrale Europea la propria liquidità in eccesso, non solo non ricevono una lira di interessi ma, da ormai 7 anni, devono addirittura pagare (attualmente lo 0,5%).

In questa assurda situazione non c’è, quindi, speranza alcuna di rivedere remunerati i conti correnti. Anzi, stiamo addirittura assistendo a istituti di credito che chiudono i conti dei clienti che presentano saldi oltre certi importi, altri che addebitano “commissioni di giacenza”, altri ancora che stanno aumentando pesantemente i costi di tenuta conto. In Francia e Germania, ormai da tempo, stanno applicando tassi di interesse negativi sulle giacenze.

Ma allora cosa ci si dovrebbe fare con questi “benedetti” soldi ?

Prima di tutto ognuno dovrebbe definire quanta parte della sua liquidità sia effettivamente necessaria per far fronte alle proprie esigenze di spesa e quanta invece no. Ed è proprio con quest’ultima componente che sarebbe necessario impostare una seria pianificazione finanziaria al fine di darle, nel tempo, un ritorno.

Anche perché, tanto più alta è la liquidità di un portafoglio e tanto maggiori sono gli effetti nefasti provocati dall’inflazione che – a dispetto di ciò che alcuni magari credono – c’è, eccome: al momento nell’Unione Europea sta viaggiando a + 1,3% e negli Usa a + 2,6% !

E qui sotto possiamo vedere quale può essere la differenza tra “lasciar dormire i propri soldi” e, invece, “mandarli a lavorare” (come dice un illustre professore):

A) 100.000€ lasciati nel conto corrente negli ultimi 5 anni (quando mediamente non hanno ricevuto alcuna remunerazione) oggi sarebbero rimasti tali e quali (anzi, in base a quasi un 4% di inflazione che c’è stata in questo lustro, varrebbero 96.000 €).

B) 100.000 € investiti in un portafoglio prudente (20% azionario, 70% obbligazionario, 10% oro) oggi sarebbero 132.000 €

Una differenza di ben 32.000 €: il 32% complessivo, il 6% all’anno.

Quanto detto sopra, sarà ancor più valido in considerazione dell’accelerazione attesa dell’inflazione nei prossimi mesi quando si comincerà ad uscire da questa pandemia: in tale fase, infatti, l’esplosione della domanda (rimasta per oltre un anno repressa) combinata con un enorme accumulo di risparmio determinerà un'impennata della spesa dei consumatori con, appunto, probabili aumenti dei prezzi e quindi dell’inflazione.

Non dimentichiamo poi che quando teniamo i soldi nel conto corrente, stiamo facendo un prestito ad una banca che, volente o nolente, ha un suo , seppur limitato, rischio.
Rischio che, in teoria, dovrebbe essere pari a zero grazie alla presenza del Fondo Interbancario Garanzia sui Depositi creato dalle banche proprio per garantire i depositi bancari (sotto i 100.000 €): poi, però, a fronte di 1.750 miliardi di euro oggi presenti nei conti correnti, il patrimonio netto del FIGD è di 1,6 miliardi di € e la capitalizzazione (valore di mercato) complessiva delle prime 10 banche italiane è pari a 80 miliardi di euro.

Ultima questione da non tralasciare è quella relativa al fatto che la liquidità nei conti correnti costituisce l’asset più facile da colpire da parte di eventuali future manovre fiscali volte a rimettere in sesto i conti pubblici.

E a chi non si fosse ancora convinto di dover dare alla propria liquidità un giusto impiego, potrei suggerire di fare ciò che diceva il grande Rino Gaetano “SPENDI, SPANDI, EFFENDI…”.

 

CORDELLA FILIPPO
Private Banker
FIDEURAM – INTESA SANPAOLO PRIVATE BANKING
Ancona - Civitanova - Senigallia - Jesi - Pesaro
CELL: 32002222185

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