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Spread Btp Bund


Lo spread e il comportamento dei risparmiatori
Spread Btp Bund
In questi giorni lo spread è tornato a salire. Il differenziale del rendimento tra i nostri BTP decennali e il Bund tedesco di pari durata ha ripreso a crescere facendo temere la riapertura di uno scenario simile a quello del 2011. Infatti a quel tempo, fra la fine del governo Berlusconi e l’insediamento di Mario Monti, si raggiunse il record storico di 570 punti base. Uno scenario allarmante durante il quale gli investitori stranieri ritirarono i propri capitali, i mercati furono incerti, Spagna e Grecia vacillavano pesantemente, l’intera stabilità dell’area Euro era a rischio. A puntellare il sistema intervennero le iniziative della BCE attraverso il noto Quantitative Easing (QE) il piano di acquisto di titoli di Stato Italiani per 100 Mld di euro che fu a quel tempo annunciato da Draghi. Soluzione che ha consentito di tenere la situazione sotto controllo fino ad oggi.
Importante per molti motivi tenere lo spread sotto controllo: se dovessimo subire un downgrade da parte delle agenzie di rating, la BCE dovrebbe ridurre pesantemente, fino ad azzerare del tutto, il programma di acquisto mensile di titoli dello Stato. L’economia ne risentirebbe fortemente
Ma cos’è lo spread riferito all’Italia? E’ la differenza di rendimento tra il titolo di Stato decennale italiano e quello tedesco.
Perché questo valore si modifica nel tempo? Dipende dal mercato che si muove in acquisto o in vendita.
In questa fase di instabilità politica, c'è stata la tendenza a vendere i titoli di Stato italiani , fenomeno che ha compresso i prezzi dei governativi consentendo ai rendimenti di aumentare determinando un allargamento della forbice del differenziale con il bund tedesco.
L'aumento dei rendimenti non è una buona notizia per l’intera economia, poiché una riduzione del valore dei titoli di Stato può contagiare banche, imprese e anche famiglie. Le ultime crisi economiche e sociali sono state provocate da crisi finanziarie e lo spread è un termometro che da qualche anno i risparmiatori hanno imparato a tenere sotto osservazione, perché hanno capito che quando sale sono proprio loro a pagarne le conseguenze. Un aumento degli interessi significa maggiori oneri finanziari da far pagare alle famiglie o alle imprese. Tra il 2011 al 2017 il credito erogato dalle banche alle imprese si è contratto di 181 Mld di euro.
Non dimentichiamo poi che l'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato provoca un calo dei loro prezzi, per cui le banche italiane, che detengono circa 100 Mld di BTP, rischiano di registrare perdite di valore dei loro attivi. E' pur vero però che rispetto al 2011 siamo di fronte a un contesto economico ben differente, la politica monetaria è sorretta dal QE di Draghi, non c’è il rischio del contagio greco e i fondamentali della nostra economia sono decisamente migliori di altri. La storia aiuta a crescere in consapevolezza e la fiducia può essere una medicina molto valida.
Per questo le scelte dei risparmiatori, che sono diventati più consapevoli, si stanno sempre più orientando verso prodotti di risparmio gestito. In tal caso qualsiasi tipo di oscillazione generata da un'instabilità dei mercati, verrebbe ammortizzata dalla diversificazione.

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