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USA: Midterm Elections


Approfondimento sull’esito delle Midterm Elections americane
USA: Midterm Elections

L’esito delle elezioni di Midterm negli USA è stato largamente in linea con le attese e non ha implicazioni di particolare rilevo sullo scenario economico e di mercato. Da diversi mesi, infatti, i sondaggi prospettavano in maniera piuttosto chiara che l’esito più probabile delle elezioni sarebbe stato il passaggio del controllo della Camera (che veniva rinnovata per intero) dai Repubblicani ai Democratici, mentre il partito del Presidente Trump avrebbe mantenuto il controllo del Senato (in cui venivano rinnovati 35 seggi su 100). I risultati delle elezioni hanno confermato questo scenario, con un risultato al margine lievemente superiore alle attese per i Repubblicani, che hanno, in particolare, aumentato il numero di senatori, mentre la perdita di seggi alla Camera è stata probabilmente meno pesante delle attese. E’ importante sottolineare che uno scenario di completo controllo del Congresso da parte dei Democratici non ha mai ricevuto una conferma dai sondaggi nel corso degli ultimi mesi, poiché appariva decisamente arduo per i Democratici ottenere un’affermazione significativa al Senato, dove dei 35 seggi in palio ben 26 erano già detenuti dai Democratici, 10 dei quali in Stati dove Trump aveva vinto nel 2016. Con i risultati di ieri il Partito Repubblicano perde pertanto il controllo su entrambi i rami del Congresso, che aveva, invece, detenuto nel corso degli ultimi due anni (e che ha consentito, in particolare, il passaggio della riforma fiscale a fine 2017). L’implicazione più rilevante, dal punto di vista economico, di un Congresso “diviso” è che l’approvazione di nuovi programmi di stimolo fiscale diviene ora molto più ardua. In assenza di ulteriore stimolo (attraverso riduzioni delle tasse e/o aumento della spesa pubblica), l’impatto positivo della politica fiscale espansiva adottata dall’Amministrazione Trump e dal Congresso nel 2017 e all’inizio di quest’anno dovrebbe esaurirsi verso la metà del prossimo anno, contribuendo pertanto ad una decelerazione graduale della crescita dell’economia americana, in particolare nella seconda metà del prossimo e all’inizio del 2020, con implicazioni rilevanti anche in termini di scelte di politica monetaria da parte della Fed. Al riguardo, è importante sottolineare che l’esito delle elezioni di Midterm non modifica il nostro scenario, che già contemplava questo graduale esaurimento delle stimolo fiscale. Un tema su cui l’Amministrazione Trump e i Democratici, che controlleranno la Camera, potrebbero trovare un punto di contatto nel corso del prossimo anno è un piano di spesa per le infrastrutture (una promessa della campagna elettorale di Trump che non ha trovato finora attuazione). A nostro avviso, un accordo di questo genere appare però improbabile, in ragione, in particolare, delle notevoli differenze sulle modalità di finanziamento della spesa infrastrutturale tra le due parti e del generale clima di scontro e scarsa cooperazione che caratterizza il quadro politico. Più in generale, è probabile che il Congresso “diviso” si rifletta in un’attività legislativa di scarso rilievo dal punto di vista economico nel corso del prossimo biennio (ovvero fino alle prossime elezioni presidenziali del novembre 2020), ma con possibili elementi di criticità legati, in particolare, all’approvazione delle autorizzazioni di spesa e di aumento del tetto del debito (come già successo nel 2011 e nel 2013, in presenza appunto di un Congresso “diviso”). L’esito delle elezioni di Midterm non modifica in modo significativo nemmeno lo scenario relativo alle tensioni sulle politiche commerciali, in particolare nei confronti della Cina. Le decisioni in tema di tariffe e relazioni commerciali spettano, infatti, al Presidente e un atteggiamento più rigido nei confronti della Cina è condiviso anche dagli esponenti del Partito Democratico. Peraltro, riteniamo probabile che un accordo almeno parziale tra USA e Cina venga raggiunto tra Trump e il Presidente cinese nell’incontro che si terrà al G20 alla fine del mese. Per concludere, l’esito delle elezioni non è stato negativo per il Presidente Trump e non pregiudica le sue possibilità di riconferma nelle elezioni del 2020, in particolare se l’andamento dell’economia dovesse rimanere favorevole.

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