Pensione integrativa, i vantaggi fiscali della previdenza complementare


Nonostante la preoccupazione per il futuro pensionistico, la pensione complementare è ancora poco diffusa. Ecco i vantaggi fiscali e reddituali che si otterrebbero
Pensione integrativa, i vantaggi fiscali della previdenza complementare

Nonostante la preoccupazione per il futuro pensionistico, la pensione complementare è ancora poco diffusa. Meno di un lavoratore su tre ha sottoscritto una pensione integrativa, ha affermato Dario Focarelli (direttore generale dell’Ania) nel corso della “Prima giornata dell’educazione assicurativa”. Tra i più giovani, poi, il rapporto si riduce drasticamente: solo 1 su 54 partecipa al sistema integrativo.

E tutto ciò nonostante il popolo italiano si dimostri molto preoccupato per il suo futuro pensionistico. Secondo i dati della ricerca “2019 Agile Workforce Protection” di Zurich e Oxford University, una persona su due (circa il 50%) teme di non avere denaro a sufficienza per condurre una vita serena in età pensionabile. Tra gli over 55, la preoccupazione è diffusa nel 66% dei casi.

Nonostante l’ansia per il futuro, però, il secondo pilastro stenta a decollare e la crescita di adesioni delgi ultimi anni è dovuta in gran parte alle cosiddette “adesioni contrattuali”, ovvero quelle attuate con gli accordi dei datori di lavoro in ambito di welfare aziendale.

Eppure la pensione integrativa offre notevoli vantaggi sia di natura reddituale (pensando al mantenimento di un buon tenore di vita durante gli anni della vecchiaia), sia di natura fiscale.

 

 

 

Cosa sono i fondi pensione

I fondi pensione sono uno strumento finanziario da affiancare alla “tradizionale pensione” dell’inps e che offre una prestazione reddituale aggiuntiva. Grazie alla contribuzione integrativa è possibile accantonare una quota capitale che garantisca, una volta in pensione, circa lo stesso tenore di vita goduto duranti gli anni di attività lavorativa.

I fondi pensione sono investitori istituzionali (banche, intermediari finanziari, compagnie assicurative, ecc…) che raccolgono i risparmi della collettività per investirli al fine di ottenere un profitto da dividere agli aderenti al fondo una volta raggiunta l’età pensionabile.

Lo scopo dei fondi, dunque, è quella di erogare agli iscritti delle prestazioni integrative a partire dal momento in cui smettono l’attività lavorativa.

L’orizzonte temporale dell’investimento è di lungo termine e varia in base all’età del sottoscrittore (prima si aderisce al fondo pensione e più l’orizzonte temporale è lungo).

 

 

Le tipologie dei fondi pensione

I fondi pensione sono suddivisi sostanzialmente in tre tipologie. Vi sono, infatti:

•    Fondi pensione aperti: sono fondi offerti dai diversi intermediari finanziari (soprattutto compagnie assicurative e banche) e che possono essere sottoscritti da qualunque lavoratore (nel settore pubblico o privato, oppure lavoratore autonomo); hanno un funzionamento simile a quello dei fondi comuni di investimento: un fondo aperto ha un portafoglio di riferimento (che varia in base allo stile di gestione) e i rendimenti vengono ripartiti in maniera uguale tra tutti i sottoscrittori delle quote del fondo;

•    Fondi pensione chiusi: noti anche come fondi pensione negoziali, sono fondi promossi da un’azienda e possono essere sottoscritti esclusivamente da alcune categorie di lavoratori, per i quali sono stati previsi particolari contratti in accordo con le sigle sindacali e/o con le organizzazioni imprenditoriali di settore;

•    I Pip o piani individuali pensionistici: sono piani personalizzati, pensati e organizzati ad hoc per far fronte alle esigenze e bisogni dello specifico lavoratore.

 

 

I vantaggi fiscali dei fondi pensione

Oltre al vantaggio di tutelare il proprio futuro, la previdenza complementare offre tutta una serie di vantaggi fiscali in tutte le fasi dell’adesione ai fondi pensione. Infatti, è possibile beneficiare di una tassazione favorevole sia nella fase della contribuzione, in quella dell’accumulo e in quella del godimento delle prestazioni.

Se si è un lavoratore dipendente, il regime di favore si estende anche al TFR versato nel fondo.

I due principali vantaggi sono:

1.    La deducibilità dei contributi versati al Fondo (sia del lavoratore che eventualmente quello del datore di lavoro) dal redito complessivo sul quale pagare le tasse. Il tetto massimo deducibile è di 5.164,67 euro. Nella quota deducibile non sono comprese le quote del TFR. L’ammontare dei restanti versamenti non deducibili (che rientrano nel redito complessivo e sui quali si pagano le tasse) deve essere comunicato al fondo in modo da non pagare le imposte una seconda volta al momento dell’erogazione della prestazione finale;

2.    Le imposte sui rendimenti godono di aliquote agevolate che variano dal 12,5% (aliquota sugli investimenti dei Titoli di Stato) al 20% in base ai titoli sui quali investe il fondo pensionistico.

Dal 2015, infatti, i rendimenti maturati vengono tassati con un’imposta sostitutiva del 20%. Però, i rendimenti derivanti dall’investimento del fondo in Titoli di Stato vengono tassati al 20% solo sul 62,5% del rendimento totale. Dunque, più il fondo investe in Titoli di Stato e più l’aliquota tende a raggiungere il 12,5%;


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