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Fair Play: casi pratici e nozioni generali di diritto dello sport


Analisi del concetto di lealtà e c.d. spirito sportivo: valore imprescindibile e caratterizzante dello sport
Fair Play: casi pratici e nozioni generali di diritto dello sport

Dopo avere esaminato vari aspetti del Diritto Sportivo voglio ora soffermarmi sull'analisi e il significato di un termine che, spesso e volentieri, è stato utilizzato soprattutto dai commentatori sportivi in determinate situazioni.

Il termine che ora cercherò di descrivervi, che sicuramente Voi avrete già sentito è il c.d. "Fair Play". Capire cosa s'intende e quando lo stesso debba essere attuato è molto importante soprattutto per far capire a giovani e meno giovani, che lo sport è sì divertimento ma non solo, è anche e soprattutto disciplina e rispetto per gli altri oltre che per se stessi.

Infatti è importante far capire a chi pratica, a diversi livelli, le diverse tipologie di sport, siano esse praticate a livello "amatoriale" o "professionistico", l'importanza che può avere la condotta tenuta dai singoli individui non solo nella vita di routine ma anche quando si svolgono attività sportive.

Ciò perché questo ha una notevole rilievo ai fini dell'educazione e della formazione del singolo oltre a far comprendere che anche nell'esercizio di un'attività sportiva, come in altre attività (ad esempio quella "ludico-educativa"), che chi non rispetta determinati criteri regole o disposizioni può incorrere in sanzioni più o meno gravi a seconda dell'entità del danno arrecato ad un'altro soggetto.

Ora dopo una breve descrizione fatta per far capire a chi si accinge a leggere l'articolo, passo a descrivere o provare quanto meno a farlo, non solo la definizione di detto termine derivante come altri dal diritto anglosassone che si può definire per eccellenza la patria di alcuni termini che il nostro ordinamento ha poi cercato di fare propri.

Cos'è il Fair Play?

Per prima cosa cercherò di definire il significato di Fair Play e successivamente cercherò di farvi esempi e casi specifici in cui è importante applicare detto criterio ai vari casi. Il fair play, letteralmente gioco corretto, è un concetto che nasce in Inghilterra nell’Ottocento e viene concepito inizialmente per le competizioni sportive. Con il tempo si fa spazio in altri ambiti e si diffonde anche nei rapporti sociali e nella politica, perché il fair play, ormai, non rappresenta solo un modo di comportarsi, ma anche un modo di pensare. Definirlo come il semplice rispetto delle regole nel gioco sarebbe riduttivo, poiché si tratta di un concetto che si collega e ne presuppone altri, di grande rilevanza, quali l’amicizia, il rispetto degli altri e dell’avversario, lo spirito sportivo.

Cosa significa Fair Play

Non ci può essere sport senza fair play; a nessun livello. Ma che cosa significa fair play? Nell’ottica del Codice, il fair play significa qualcosa che và oltre al semplice, formale, rispetto delle regole del gioco. Esso incorpora i concetti di amicizia, di rispetto degli altri e di spirito sportivo, cosicché il fair play dovrebbe essere un modo di pensare, prima che un modo di comportarsi. Esso comprende una serie di componenti quali la lotta contro l’imbroglio, contro le astuzie al limite della regola, contro il doping, contro la violenza (sia fisica che verbale), contro le diseguaglianze e tutte le discriminazioni, contro la corruzione.

Il fair play è quindi un criterio guida al quale deve essere attribuita la massima priorità da tutti quelli che, direttamente o indirettamente, favoriscono e promuovono esperienze sportive per i bambini e i giovani. E così debbono innanzitutto confrontarsi con esso nella loro attività coloro che emanano regole sportive. Governi a tutti i livelli e enti e organizzazioni nazionali ed internazionali rappresentativi dello sport e delle singole discipline sportive. Ma anche chi è chiamato ad applicarle: le società sportive e di educazione fisica, gli istituti di formazione, gli organi delle professioni sanitarie e farmaceutiche. Ma anche coloro che vivono nel mondo dello sport, i mezzi di comunicazione di massa, i rappresentanti dei settori commerciali tradizionalmente legati allo sport – inclusi i fabbricanti, i rivenditori e le agenzie del marketing di beni sportivi – devono assumere una responsabilità nel contribuire alla promozione del fair play; ed infine i singoli soggetti, ossia genitori, insegnanti, allenatori, arbitri, giudici di gara, dirigenti sportivi, amministratori, giornalisti, medici e farmacisti, compresi gli atleti di alto livello che costituiscono modelli di comportamento per tutti.

Quali sono i principi a cui attenersi?

Quando lo sport non viene contaminato da interessi politici ed economici, dall’ignoranza e prepotenza, è una delle attività maggiormente formative ed educative. Tra le principali caratteristiche dell’attività sportiva c’è sicuramente l’immediatezza del suo linguaggio, che la rende comprensibile da tutti e capace di trasmettere valori fondamentali e universalmente condivisi, quali la capacità di assumersi responsabilità, l’interazione sociale, l’acquisizione di abilità tecniche e una conoscenza più profonda di sé stessi.

In particolare, quando si parla di sport e di fair play, che si tratti di atleti o di tifosi, è importante attenersi ai seguenti principi:

  • Giocare per divertirsi

  • Giocare con lealtà

  • Rispettare le regole del gioco

  • Rispettare i compagni di squadra, gli avversari, gli arbitri e gli spettatori

  • Accettare la sconfitta con dignità

  • Rifiutare il doping, il razzismo, la violenza e la corruzione

  • Essere generosi verso il prossimo e soprattutto verso i più bisognosi

  • Aiutare gli altri a resistere nelle difficoltà

  • Denunciare coloro che tentano di screditare lo sport

  • Onorare coloro che difendono lo spirito olimpico dello sport

Esempi concreti di fair play nello sport

Dirigente sportivo, pedagogista e storico francese, conosciuto per essere stato il fondatore dei moderni Giochi olimpici, Pierre de Coubertin amava ripetere che “l’importante non è vincere, ma partecipare”. Un concetto semplice, ma colmo di saggezza, che nella pratica è stato messo in atto attraverso incredibili esempi di fair play.

Era il 1964, durante l’edizione dei giochi di Innsbruck, quando l’atleta italiano Eugenio Monti venne sommerso di applausi per il suo gran cuore. Nel corso della finale della gara a squadre di bob, la squadra britannica riscontrò un problema tecnico che, se non risolto, le avrebbe impedito di gareggiare. Proprio in quell’occasione, Monti prestò agli avversari il suo bullone per permettergli di continuare la competizione, che poi avrebbero vinto. Ciò che colpì di quell’episodio, non fu soltanto il gesto di grande sportività del campione, ma il modo in cui l’azzurro commentò la sconfitta: “hanno vinto perché sono andati più veloci, non perché gli ho prestato il mio bullone”.

Un altro esempio concreto di fair play proviene dal calcio, un mondo che spesso è stato messo sotto accusa, ma che in questa circostanza ha mostrato il suo lato migliore. Il protagonista di questo memorabile episodio è Paolo Di Canio che, nel dicembre 2000, durante una partita con indosso maglia del West Ham, entrò nella storia del calcio inglese. Il giocatore italiano, infatti, un attimo prima di calciarlo in porta, fermò il pallone con le mani dopo aver visto il portiere avversario a terra, a causa di un infortunio.

Olimpiadi di Atene del 2004: stavolta è il campione Michael Phelps a conquistarsi le prime pagine di tutti i giornali per un gesto da vero numero uno. Dopo essersi conquistato sei medaglie d’oro per le sue straordinarie performance, il gesto più spettacolare arriva prima dell’inizio della staffetta 4×100. Tra i più grandi campioni olimpionici del nuoto, Phelps decise di non partecipare alla gara per dare la possibilità ad un suo compagno di squadra di salire sul podio e provare quell’emozione preziosa, di quando vinci una medaglia d’oro.

Una pagina di fair play altrettanto significativa è stata scritta dal tennis nel 2005. Il protagonista è l’allora numero uno del ranking ATP Andy Roddick, che ha strappato l’ovazione del pubblico italiano per un gesto di grandissima lealtà sportiva. Fu proprio lui a mettere in dubbio un punto assegnatogli dall’arbitro, con il quale si sarebbe aggiudicato la vittoria finale. Così facendo, ha permesso al suo avversario Verdasco di rientrare in partita, vincere l’incontro e accedere così ai quarti di finale.

Il gesto di Braima Suncar Dabò, invece, risale allo scorso settembre in occasione dei Mondiali di Atletica di Doha. Il ventisettenne guineano si guadagnò gli applausi e l’ovazione di tutto il pubblico per essersi fermato a soccorrere un altro atleta. Il suo gesto insieme ai restanti 250 metri, percorsi abbracciato al suo avversario, continuano a commuovere e resteranno impressi nella mente di tutti coloro che amano lo sport.

Il principio del gioco corretto

Oltre al principio c.d. di "gioco corretto" è importante tener conto anche di altri aspetti che hanno sempre enorme importanza ai fini educativi sia per i ragazzi che per gli adulti che praticano sport, indistintamente dalle finalità per cui essi lo fanno ossia, a livello "professionistico" o meno.

L'altro principio importante di cui è opportuno che chiunque per evitare di incorrere in sanzioni disciplinari comminate, sia dalla Giustizia Sportiva (ad esempio: per inosservanza delle regole e disposizioni del "Codice del Diritto Sportivo") che dalla Giustizia Ordinaria per condotte violente e anti - sportive, che possono essere le più diverse attuabili sia alla "tifoseria" che allo "sportivo" e che possono portare la Giustizia a decisioni drastiche con applicazione delle più disparate sanzioni "amministrative" (ad es.: con la c.d. "D.A.S.P.O." ) o con altri provvedimenti espliciti emessi dai singoli Organi di Giustizia "Sportiva" o "Ordinaria".

Per far in modo che dette situazioni non si verifichino e possano arrecare danni ingentissimi,sia per gli introiti che per altre tipologie d nettaree o investimenti, delle singole Società Sportive o dei singoli "Supporter" è opportuno osservare un'altro principio che come il precedente ha grande importanza. Mi sto riferendo in particolare al principio c.d. "lealtà".

Il principio di lealtà

In particolare il punto 6 dei Principi fondamentali della Carta Olimpica, statuto dell’ordinamento sportivo internazionale, recita testualmente: “Le società e le associazioni sportive sono soggetti dell’ordinamento sportivo e devono esercitare con lealtà sportiva le loro attività, osservando i principi, le norme e le consuetudini sportive, nonché salvaguardando la funzione popolare, educativa, sociale e culturale dello sport”. Il fair - play, o lealtà sportiva, è quindi un valore spirituale che consente di individuare i connotati benefici dello sport ed il suo rispetto è ciò che attribuisce un alto riconoscimento sociale e morale allo stesso movimento sportivo, partendo dai dirigenti e coinvolgendo gli atleti, in particolare quelli che praticano l’attività sportiva ai più alti livelli, che devono rappresentare per molti giovani dei modelli di riferimento ed hanno dunque una grande responsabilità nei loro confronti. Loro per primi devono fornire sani modelli comportamentali e metterli in pratica durante lo svolgimento dell’attività sportiva."

Il principio di spirito sportivo

Ultimo principio importante di cui tener conto, ma per questo non di minor importanza, è Il c.d. spirito sportivo. Il lato educativo, formativo e sociale dello sport si mostra in tutta la sua forza soltanto quando il fair play viene posto al centro dell’attenzione di tutti, praticanti e non, mentre lo sport perde questo ruolo se (o quando) il fair play viene considerato solamente un concetto marginale. Al Fair Play deve essere dunque attribuita la massima priorità da parte di coloro che, direttamente o indirettamente, favoriscono e promuovono esperienze sportive. In definitiva il fair play è lo spirito sportivo, ed è ciò che deve distinguere lo sport da altre forme di interazione e convivenza sociale. 

Tanto che nel 1975 il C.I.F.P. (Comitato Internazionale Fair Play) ha pubblicato “La Carta del Fair Play”, un decalogo di comportamenti che manifestano Fair Play. Eccoli:

  1. Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dalla importanza della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa;
  2. conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato;
  3. rispettare i miei avversari come me stesso;
  4. accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me, hanno diritto all’errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo;
  5. evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, e mie parole o miei scritti;
  6. non usare artifici o inganni per ottenere il successo;
  7. rimanere degno della vittoria, così come nella sconfitta;
  8. aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione;
  9. portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo;
  10. essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i principi suddetti.

In conclusione si può dire che il mancato rispetto di qualunque di queste ipotesi può essere dannoso, non solo ai fini di danni che possono essere arrecati fisicamente al singolo sportivo, ma anche i danni che con le condotte tenute dai singoli soggetti privati o sportivi possono comportare addirittura anche oltre a danni di immagine di una società anche danni economici ingenti al fatturato della stessa. Esitono, infine, altre tipologie da esaminare come per esempio il c.d. "Fair Play finanziario" e l'influenza della politica sulle disposizioni normative o leggi in materia.

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