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I gruppi di crescita ed evoluzione personale (Gestalt therapy)


Identità del gruppo e gruppi terapeutici: quali regole e funzioni dei gruppi di crescita ed evoluzione personale
I gruppi di crescita ed evoluzione personale (Gestalt therapy)

 

 

 

L'identità del gruppo e i gruppi terapeutici

L'uomo è un animale sociale, non si può acquisire autonomia e crescita personale se ci si rinchiude in se stessi e si rimane in balia dei propri istinti e desideri.

Il gruppo organizza e crea relazioni, attività e modi di comportarsi e nello stesso tempo favorisce l'autorealizzazione individuale, l'espressione di tutte le potenzialità della persona e lo sviluppo di abilità più complesse.

Per stare bene in un gruppo, tuttavia, è necessario conoscere il clima, la leadership, le regole, gli obiettivi, i ruoli dei partecipanti, la cultura e la progettualità.

Possono esserci tante tipologie di gruppo con obiettivi diversi: gruppi religiosi, gruppi politici, gruppi ricreativi, gruppi di formazione, gruppi associativi, gruppi di mutuo-aiuto e gruppi terapeutici.

Possiamo definire il gruppo terapeutico un contenitore o un laboratorio in vivo di relazioni, nel quale si possono sperimentare nuovi modi di relazionarsi e "si corre il rischio di mettersi in gioco" parlando e condividendo i propri problemi, per esplorare il significato di ciò che accade in relazione con le sensazioni interiori che accompagna l'esperienza.

I gruppi terapeutici nascono nel 1905 a Boston grazie ad un medico internista, Joseph Pratt, che pensa di organizzare degli incontri di gruppo tra i pazienti tubercolotici; oggi la psicoterapia di gruppo fa riferimento a vari orientamenti teorici e utilizza tecniche di intervento diverse di tipo espressivo, elaborativo e supportivo (i gruppi di analisi: approccio psicodinamico, gruppi psicoeducativi: approccio cognitivista; gruppi di gestalt therapy: approccio umanistico).

Per attivare un gruppo terapeutico si devono considerare tre aspetti fondamentali: struttura, contenuto e processo.

Per struttura s'intende l'insieme di caratteristiche spazio-temporali, come la durata del gruppo, il tipo di regole, il numero dei partecipanti; il contenuto è costituito dalle tematiche affrontate che si integrano con le norme che definiscono quali azioni siano corrette appropriate al contesto gruppale e i valori che rispecchiano gli obiettivi e giocano un ruolo decisivo nella determinazione del comportamento individuale.

Il processo è il tipo di interazione che si stabilisce tra i membri del gruppo e che porta all'emergere del contenuto.

 


Che differenza c'è tra gruppi di mutuo-aiuto e gruppi terapeutici?

Sia i gruppi di mutuo-aiuto che quelli terapeutici danno importanza all'espressione e alla condivisione di emozioni e incoraggiano il supporto, il valore dell'affiliazione e mirano a cambiamenti comportamentali.

Ma i gruppi di mutuo-aiuto hanno un unico scopo, che è un argomento comune, per esempio essere alcolisti, soffrire di una dipendenza affettiva, di cancro etc; mentre i gruppi terapeutici hanno scopi diversi, più globali come il miglioramento della salute mentale, l'aumento della consapevolezza emotiva, cognitiva e comportamentale e il funzionamento interpersonale dei membri.

Inoltre i gruppi di auto-aiuto enfatizzano l'ispirazione, il sentirsi sulla stessa barca, lo scambio di esperienze e sentimenti e il supporto reciproco, mentre i gruppi terapeutici enfatizzano l'autoconoscenza, il rinforzo e il feedback da parte degli altri membri dopo l'esplorazione emotiva di uno o più partecipanti.

I gruppi di mutuo-aiuto sono condotti (facilitatore della comunicazione) da persone che hanno, o hanno avuto lo stesso problema, che è il tema centrale del gruppo; invece i gruppi terapeutici sono condotti da uno psicoterapeuta che si focalizza su un lavoro terapeutico basato su tecniche e strategie che aiutano gli individui a cambiare a livello emotivo, cognitivo e/o comportamentale.

 


Regole e funzioni dei gruppi di crescita ed evoluzione personale (GESTALT THERAPY)

Le sedute di gruppo consistono in incontri periodici di due ore il cui scopo principale è l’espressione dei sentimenti e dei vissuti in un ambiente protetto ed il raggiungimento della consapevolezza delle proprie dinamiche interne ed interpersonali.

Alla base del buon funzionamento del gruppo vi sono delle regole precise che consentono ad ognuno di rispettare la libertà degli altri:

1.    La riservatezza e la confidenzialità: non si deve parlare al di fuori di quanto accade nel gruppo (nomi, informazioni, etc.); la discrezione darà la tranquillità necessaria per esprimersi liberamente;

2.    Il tempo a disposizione fisso: fa sì che ognuno utilizzi il gruppo lasciando spazio agli altri; il gruppo dispone complessivamente di 2 ore;

3.    Esprimersi invece di parlare: durante tutte le fasi dell’incontro di gruppo non è consentito parlare alla persona che in quel momento ha la parola e, quindi, si dovrà aspettare il proprio turno inserendo tale vissuto all’interno della propria esplorazione; se c’è un bisogno che emerge al momento si potrà far presente all’agevolatore nel qui ed ora;

4.    L’esclusione di osservatori casuali permette al gruppo, libero da interferenze esterne, di raggiungere progressivamente coesione, solidarietà, complicità e intimità;

5.    Il non fumare consente di utilizzare creativamente le motivazioni e le tensioni che portano all’atto sterile e dannoso del fumare;

6.    Contenere ed evitare il VISSI: V=valutare o giudicare; I=indagare o inquisire; S=sostenere o consolare; S=soluzionare o consigliare; I=interpretare o significare;

7.    Utilizzare il feedback: è un ritorno di informazione che può essere chiamato meccanismo di retroazione e serve ad agevolare l’apprendimento e ampliare la presa di coscienza e la consapevolezza. La percezione della reazione prodotta in altri da un proprio comportamento può essere a rendere un nostro agire futuro più appropriato e funzionale alle nostre necessità e all’ambiente circostante.

 


“Ciascuno riceve nella misura in cui dà”

L’esperienza di gruppo ha la funzione di comprendere e consapevolizzare un proprio vissuto relazionandosi all’alterità.

La seduta di gruppo ha una sua struttura e attraversa delle fasi che corrispondono alle fasi di precontatto (inizio), contatto (durante) e post-contatto (fine).

INIZIO: nella fase iniziale i membri del gruppo sono invitati a partecipare brevemente, a turno, del loro vissuto attuale: esperienze, sentimenti, aspettative, motivazioni, e a prenotarsi sulla lavagna per un’esplorazione. Chi si è prenotato per primo inizia un lavoro e durante questa esperienza individuale egli utilizza il gruppo per sé con l’aiuto del terapeuta, che agevola il processo introspettivo o interpersonale del partecipante.

DURANTE: uno o più membri del gruppo possono essere chiamati a partecipare al lavoro in qualità di personaggi e /o figure dell’esistenza e /o dell’immaginazione di chi sta lavorando. Al termine del lavoro, il terapeuta chiede a chi ha effettuato l’esplorazione se vuole ricevere un feed-back da qualcuno. Ognuno cercherà di comunicare la propria percezione dell’esperienza dell’altro nel feed-back fenomenologico: “io ho visto…, ho ascoltato…, ho immaginato…, ho sentito…”. In questo modo chi ha lavorato rielabora la sua esplorazione arricchendola e amplificandola attraverso l’altro.

FINE: quando il tempo a disposizione del gruppo sta per terminare il terapeuta chiede ai partecipanti di esprimersi a turno, facendo un bilancio di ciò che è accaduto nella seduta e comunicando eventualmente il proprio vissuto dell’esperienza di gruppo appena trascorsa.

 


Orientamento pedagogico al feed-back fenomenologico

In un setting strutturato di psicoterapia in gruppo il feed-back assume notevole rilevanza ed è di grande utilità sia per chi effettua una esplorazione terapeutica sia per chi ne è testimone. In un setting gruppale strutturato i partecipanti possono esprimere il feed back nei seguenti modi:

1.    A richiesta: in questo la persona che ha effettuato un’esplorazione sceglie uno, due, tre… membri del gruppo come referente utile dal quale vuole sentire le risonanze provate durante questo lavoro;

2.    In offerta: un membro del gruppo spontaneamente vuole offrire un contributo che può essere utile a chi ha effettuato un’esperienza terapeutica e chiede se vuole essere sentito. Sarà la persona che ha lavorato se lo vuole o meno;

3.    Per scarica pulsionale: un lavoro terapeutico appena effettuato da un partecipante ha coinvolto eccessivamente un altro membro del gruppo che sente il bisogno di sfogarsi e può, quindi, chiedere di prenotarsi per un’esplorazione e liberare le tensioni interne suscitate da questo vissuto.

Dopo il lavoro, essendo la persona ancora fragile, il feed-back può essere nutriente o dannosamente tossico.
Pertanto è fondamentale imparare a dare un feed-back corretto evitando e contenendo il VISSI.

 


Modalità di feed-back fenomenologico

Mentre tu lavoravi:
ho visto…(mani chiuse, mimica facciale, gestualità): vedere
ho ascoltato…( che dicevi…): udire
ho immaginato…( che eri arrabbiato, impaurito…): rappresentazioni mentali
ho sentito…( in me calore, tensioni, …): sensazioni corporee ed emozioni

Ora-adesso
vedo
immagino
penso
sento

Si può dunque presumere che ciò che vedo e ascolto riguardi la mia situazione (percezione obiettiva), mentre ciò che immagino sia spesso una proiezione attributiva, mentre quello che sento riguardi il transfert di stati emozionali. Si evitano cosi giudizi, interpretazioni, valutazioni e opposizioni implicite o esplicite che sono poco costruttive per la salute psicologia di ogni membro del gruppo.

I gruppi di Gestalt therapy hanno un forte impatto emotivo perché si lavora attraverso una modalità gestaltica integrata che tende a coinvolgere i membri non solo sul piano cognitivo ma anche su un livello di esperienza corporeo, sensoriale, immaginativo ed emotivo con l'obiettivo di sviluppare consapevolezza, responsabilità e autenticità emotivo-relazionale.

Per effettuare delle scelte consapevoli e responsabili occorre ascoltare i propri bisogni emotivi, esprimersi e rappropriarsi in modo consapevole del proprio vissuto e assumersi il rischio dell'essere se stessi fin in fondo abbandonando come dice la terapia della Gestalt, il girare attorno e il doverismo.


"Ritrovarsi insieme è un inizio,
restare insieme è un progresso,
ma riuscire a lavorare insieme è un successo"

Henry Ford


www.antonellochiacchio.it

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