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Il lavoro sul corpo in Gestalt


Il corpo come nostro mezzo di contatto col mondo che si esprime attraverso il sintomo psicosomatico
Il lavoro sul corpo in Gestalt

Per poter parlare di lavoro sul corpo in Gestalt è fondamentale definire il concetto di corpo e di esperienza corporea. Non si può parlare di sé senza parlare di corpo poiché il corpo è l’organo di contatto per eccellenza che raccoglie sia la memoria dei contatti precedenti che la creazione dei contatti attuali. Ciò che interessa alla PdG sono i processi sensoriali, gli organi di senso che mediano l’esperienza. Una delle domande più frequenti che lo psicoterapeuta della Gestalt rivolge è “che cosa senti nel corpo in questo momento?”. Il corpo, infatti, è la sede in cui gestiamo le sensazioni, l’eccitazione che vi è legata, le tensioni, i dolori, i piaceri; è il mezzo attraverso cui ci dirigiamo verso gli altri, entrandoci in contatto. I canali di espressione che ognuno di noi possiede sono il sentire, il pensare e l’agire e sono tutti appartenenti al corpo, senza il quale non esisteremmo. Lo stesso ciclo di contatto viene formulato tenendo in considerazione questi tre aspetti in quanto parte dalla domanda appunto “Che cosa senti?” per procedere con “che cosa pensi di quello che senti?” e finire con “che cosa decidi di fare di quello che pensi su quello che senti?” La novità rispetto agli approcci precedenti è appunto nel dare responsabilità al soggetto che non può decidere quello che sente, ma è padrone di decidere che cosa farne, con quale intenzionalità e come esprimere ciò che sente. L’inserire il concetto di azione e movimento nel considerare il corpo, è un elemento nuovo apportato da Perls, che appunto da al corpo il valore di volontà creatrice. Ecco che allora il sintomo psicosomatico, diventa la migliore soluzione possibile di un problema della persona in contatto con il suo ambiente: ciò che diventa importante di quel sintomo è la sua intenzionalità di contatto, ovvero ciò che lo psicoterapeuta deve chiedersi è che cosa sta esprimendo quel sintomo? Con quale intenzione e quale bisogno sta cercando di raggiungermi? Ciò che il terapeuta deve chiedersi allora è come e quanto nelle scelte di vita del paziente, le sue funzioni del sé si integrano permettendo al soggetto di stare nel setting con lui. In che modo l’individuo sta in contatto col mondo: introiettando, proiettando, retro flettendo, ecc. e la risposta dipenderà dal sentire corporeo dello stesso terapeuta in relazione con il paziente.

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