Burnout, quando lo stress lavoro correlato non viene risolto


In un ambiente di lavoro, quando lo stress lavoro correlato non è risolto con azioni di miglioramento le persone possono cadere nel burnout.
Burnout, quando lo stress lavoro correlato non viene risolto

Cos’è il burnout?

In un ambiente di lavoro, quando non si riesce a definire chiaramente, con un’appropriata valutazione dello stress lavoro correlato (SLC), quali siano i fattori che ostacolano il benessere psico-fisico e a fare le necessarie azioni di miglioramento per la promozione della salute, uno dei rischi successivi è l’insorgenza del burnout, il termine con cui s’indica lo stato psicologico da esposizione prolungata a SLC.

Come afferma l’INAL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro)  “Il termine burnout (letteralmente bruciato, fuso) definisce la sindrome da stress lavorativo cronico di colui che vive una condizione di esaurimento fisico ed emozionale, mostra un atteggiamento distaccato e apatico verso il lavoro e nei rapporti interpersonali e sperimenta una sensazione d’inefficacia professionale con conseguente riduzione della produttività” [1]

 

Quando è nato questo termine?

Il termine sindrome da burnout (BOS) è stato coniato nel 1974 da Freudenberger (psicologo americano, di origine tedesca) per indicare una sindrome, caratterizzata da un particolare tipo di reazione allo stress, sperimentata dagli operatori sanitari e poi estesa ad altre categorie di “helping profession”, fra cui le professioni sanitarie: medici, psicologi, infermieri, OSS, ecc.

Freudenberger ha spiegato il termine "Burnout” come  "bruciore interno”. L’espressione inglese «to burn out», infatti, può essere tradotta come «bruciarsi, esaurirsi».

“Come psicoanalista e professionista, mi sono reso conto che le persone a volte sono vittime di incendi, proprio come gli edifici. Sotto la tensione prodotta dalla vita nel nostro mondo complesso, le loro risorse interne vengono consumate come sotto l'azione delle fiamme, lasciando solo un immenso vuoto all'interno, anche se l'involucro esterno sembra più o meno intatto“ (1980, pag. 3).

Nel 2019, l’OMS ha riconosciuto la sindrome da burn-out come fenomeno di origine occupazionale e l’ha inserita nell’International Classification of Diseases (ICD-11) alla voce "Fattori che influenzano lo stato di salute: avvenimenti non classificati come malattia, ma che possono indurre la persona a contattare i servizi sanitari".

 

Quali sono I sintomi di questa sindrome da stress cronico?

Secondo l’ICD – 11 “Il burn-out è una sindrome concettualizzata come conseguenza dello stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo”. Presenta tre dimensioni:

1. sentimenti di esaurimento o esaurimento energetico
2. maggiore distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro
3. ridotta efficacia professionale

Secondo l’ICD – 11 il burn-out si riferisce specificamente ai fenomeni nei luoghi di lavoro e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita.

Quando un individuo è prossimo a precipitare in questa sindrome, presenta alcuni dei seguenti sintomi:

- Andare al lavoro è fonte di scontentezza. Manca ogni motivazione ed è molto faticoso  portare a termine ogni attività
- La qualità e la quantità di sonno peggiorano
- Aumenta la fatica durante il giorno, le energie scendono e le difese immunitarie si abbassano
- Crescono gli stati d’animo di preoccupazione e ansia e con questi si attivano il pensiero ossessivo e la ruminazione mentale
- Prendono il sopravvento stili di vita negativi: fumo, alcool, cibo, sostanze stupefacenti, che danno l’apparenze sollievo, ma creano nuovi rischi
- Cresce l’Irritabilità e la reattività e, spesso, per evitarle, c’è una tendenza all’isolamento
- S’ingenera un senso interno di negatività, sia per l’idea di essere improduttivo, sia per sentirsi cinico, demotivato da tutto e da tutti, perennemente ipercritico, senza entusiasmi


Quali sono I rischi esterni e interni?  

Nella sindrome da burnout, conseguenza di uno stress cronico, possiamo individuare dei rischi interni ed esterni. I principali fattori esterni sono:

- Sovraccarico di lavoro
- Mancato riconoscimento
- Mobbing
- Ingiustizia
- Scarso controllo sulle proprie mansioni

Ogni individuo, peraltro, reagisce in modo diverso agli stessi fattori esterni di rischio e questo dipende dai propri fattori di rischio interno, fra cui:

- Impegno esagerato
- Elevate pretese da se stessi
- Alto grado di idealismo
- Perfezionismo
- Aspettative eccessive
- Dubbi sul senso del proprio operato
- Difficoltà a dire di «no»

 

Ci sono strumenti per la valutazione dei rischi da burnout?

Fra gli psicologi che si sono occupati del burnout, c’è Christina Maslach che elaborato strumenti per la sua valutazione.

Nel 1981 Christina Maslach con Susan Jackson ha elaborato il Maslach Burnout Inventory (MBI): un questionario di 22 item, con 6 gradi di risposta su scala Likert.

Lo scopo del MBI è quello d’indagare le cause del burnout e, quindi, comprendere come agire nella sua ricerca di modalità per superarne le cause stressogene.

In seguito Christina Maslach e Michael Leiter hanno elaborato un’evoluzione del MBI: l’Organizational Checkup System (OCS), composto da 68 item. Questa scala ha lo scopo d’indagare, oltre alle cause, anche le strategie lavorative più adeguate per la persona.


Come prevenire e questa sindrome?

Il burnout può dipendere da fattori esterni e interni, per cui occorrono livelli diversi d’intervento.

La prima risorsa preventiva consiste nel gestire lo SLC prima che si cronicizzi negli ambienti di lavoro e, quindi, individuare quali siano i fattori di stress e le necessarie azioni di miglioramento  organizzativo.

Esistono situazioni, però, come la pressione lavorativa ospedaliera per la pandemia da-COVID-19 in cui il personale socio-sanitario ha dovuto affrontare situazioni stressanti a lungo. In questi casi sono necessari, pertanto, supporti mirati.

Nei casi in cui la sindrome è oramai affermata, c’ è bisogno anche di un sostegno psicologico adeguato che consenta di “spengere il fuoco interno” e di ritrovare energie e motivazioni. Talvolta si possono utilizzare strategie di coping per gestire al meglio lo stress lavorativo; in altri casi si tratta anche di intervenire su quelle convinzioni interne, quali l’ansia di perfezione o l’eccessiva richiesta a se stessi, che concorrono a potenziare stati di stress e a predisporre al burnout.  

 

Cosa dice l’INAIL sul Burnout sanitario e la pandemia?

Negli anni passati si è parlato molto di burnout riferendosi alle professioni di aiuto (help professional), quali ad esempio quelle degli operatori socio-sanitari (Converso D. 2007) e degli insegnanti (Monticone I. 2015).

In occasione della pandemia da Covid-19, l’attenzione a questa sindrome è aumentata di nuovo per il particolare stress cui è stato soggetto il personale socio-sanitario.

Per questo motivo, 15 aprile 2020 l’INAIL, quale ente pubblico che si occupa della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in collaborazione con il CNOP – Consiglio Nazionale degli Psicologi – ha messo a disposizione indicazioni procedurali e strumenti per l’attivazione di servizi di sostegno agli operatori impegnati nell’emergenza Coronavirus.

L’iniziativa prevede, in particolare, la creazione di task force di psicologi nelle strutture sanitarie di tutto il territorio nazionale per l’attivazione di servizi a supporto del personale sottoposto allo stress cronico, provocato dall’attuale emergenza epidemiologica e per contribuire alla gestione dello stress e prevenzione del burnout.

È stata attivata la casella di posta elettronica supportopsicosociale.covid19@inail.it, attraverso la quale ricercatori psicologi dell’Inail forniscono un servizio informativo sull’iniziativa e sugli strumenti connessi, dedicato principalmente a tutti gli psicologi impegnati nelle attività di supporto.

 

Bibliografia

Converso D. (2007) Burn-out e non solo. Valutazione del rischio, prevenzione e benessere nelle organizzazioni sociosanitarie. Torino: Centro Scientifico Editore.
Freudenberger H. , Geraldine Richelson G, (1980) Burnout: The Hiht Cost of High Achievement. Bantam Books. ISBN 978-0-553-20048-5.
Maslach C. (2013). Burnout e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro. Trento: Erikson.
Monticone I. (2015). Stress e burnout degli insegnanti. Orientarsi al futuro. Roma: Sovera Edizioni.
Pellegrino F. Esposito G. (2019) Burn – out, mobbing e malattie da stress. Verona:  
Positive Press.
Pellegrino, F. (2009), LA SINDROME DEL BURN-OUT. Torino: Centro Scientifico Editore.
Sidoli J. (2016). Il burnout nelle professioni sanitarie. Milano: Edizioni Accademiche Italiane.


[1] Si rimanda al Documento dell’INAIL Burnout e Insegnamento 

 

Articolo del:


di Fiorella Chiappi

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