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Il bonus psicologico: perché, come richiederlo e per quanto tempo?


Con la pandemia da COVID-19 è emersa un’emergenza psicologica per il crescente numero di disagi e disturbi. Il bonus psicologico è una prima risposta all’emergenza
Il bonus psicologico: perché, come richiederlo e per quanto tempo?

Perché il bonus psicologico?

Con l’avvento della pandemia e le limitazioni sociali sono aumentate tante forme di disagio che, non adeguatamente gestite, si sono trasformate in disturbi, fra cui quelli depressivi e d’ansia, con gravi costi umani ed economici. Per questo motivo in vari paesi europei sono state prese misure straordinarie per rispondere alla psicopandemia: il fenomeno psicologico a seguito della pandemia da COVID–19.

In Italia, il bonus psicologico, proposto come in altri paesi quali la Francia, in un primo momento è stato depennato e, solo dopo una raccolta di oltre quattrocento mila firme online e una serie di proposte di emendamenti da parte di parlamentari, è rientrato nella fascia dei bonus previsti dal Governo

La psicopandemia, oltre a porre l’esigenza di misure straordinarie legate all’emergenza, ha mostrato in modo ancora più chiaro la necessità di adeguati investimenti per la prevenzione e la promozione della salute psicologica, come da anni indicato dalle evidenze scientifiche e da organismi internazionali, quali l’UNICEF, che si occupano dei danni umani e sociali  per il crescente numero di disturbi psicologici. 

 

I dati internazionali sulla pandemia, diversificati per fasce d’età e genere 

Secondo l’indagine, pubblicata dalla rivista scientifica The Lancet nell’autunno del 1921, per effetto della pandemia e delle conseguenti misure di limitazioni sociali, in tutto il mondo, c’è stato un aumento di disturbi. In particolare, del 28% di depressione maggiore e del 26% di ansia [1].

La pandemia di COVID-19 ha accentuato, peraltro, la precedente tendenza all’aumento del   disturbo depressivo maggiore e d'ansia, che già colpivano milioni di uomini e donne di tutte le età in tutto il mondo.

Durante la pandemia, i paesi più colpiti sono quelli con più casi di COVID-19 e le persone a maggiore incidenza di disturbi sono le donne i giovani.

Secondo Alize Ferrari [2], una delle autrici dell’indagine, la pandemia di COVID-19 ha esacerbato molte disuguaglianze esistenti e i determinanti sociali della Salute.  A suo avviso per numerose ragioni, le donne sono state maggiormente colpite dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia, in particolare per le prevalenti responsabilità familiari e l’aumento della violenza domestica, aumentate in varie fasi del lockdown.

Sono stati colpiti i giovani, sempre secondo Alice Ferrari, per la chiusura delle scuole e le restrizioni che hanno ridotto notevolmente l’apprendimento e le relazioni con i coetanei. Fra quelli più grandi, inoltre, si è aggiunto lo stress per la messa in discussione delle speranze sull’occupazione futura. Fra i giovani di età compresa fra i 20 e 24 anni ci sono, infatti, i picchi più alti di depressione e ansia.

Secondo gli autori, i dati in possesso devono indurre i responsabili politici a tenerne conto e ad attuare misure per rafforzare i servizi di salute mentale.

Damian Santomauro [3], l’autore principale dell’indagine di The Lancet, ha dichiarato che anche prima della pandemia c’era mancanza di servizi di salute mentale, ma che oggi non è più opinabile l’esigenza di rafforzare i sistemi di salute mentale e promuovere il benessere psicologico. 


L’indagine del CNOP sulla Pandemia in Italia 

Il Centro Studi CNOP (Consiglio Nazionale degli Psicologi) e l’Istituto Piepoli hanno pubblicato, nell’ottobre 2021, “UNA INDAGINE PRESSO GLI ISCRITTI ALL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI”, secondo cui è stato rilevato un forte incremento di problemi legati alla pandemia. In particolare, con questa incidenza:
•     Problemi d’ansia                                          + 83%
•     Problemi disturbi d’umore/depressione       + 72 %
•     Problemi disturbi nell’adolescenza              + 62%
•     Problemi relazionali adattivi in genere         + 61%
•     Problemi di coppia                                       + 49%
•     Problemi con i figli                                       + 49%
•     Problemi scolastici                                       + 43%
•     Problemi disturbi nell’infanzia                      + 27%
•     Problemi legati a patologie fisiche               + 17%

Rispetto alle fasce di età emergono i seguenti dati: 
•    Minori di 18 anni +31%
•    18 – 21    +36%
•    25 – 34    +25%
•    35 – 44 +12%
•    45 – 54    +4%
•    Oltre 54 - 4%

Per quanto riguarda il genere, l’utenza prevalente è stata: donne +37; uomini + 24; altro +1.

Rispetto al titolo di studio, la prevalenza è con persone che hanno un titolo medio +28, a seguire alto + 13 e basso +5. 
Sempre secondo l’indagine, durante la pandemia i trattamenti, nel complesso, sono aumentati del 39%. Alcune persone, pur ravvisando l’esigenza di un supporto psicologico per gli effetti della crisi economica, non l’hanno iniziato, nel 27,5%, o lo hanno interrotto, nel 21%.

 

L’esigenza di agire per la promozione della salute  

Secondo David Lazzari, il presidente del CNOP, non c’è solo il bisogno di agire per la presa a carico dei disturbi psicologici, ma anche d’intervenire per un supporto psicologico tempestivo a chi presenta sintomi di disturbo o di disagio, prima che porti a veri e propri disturbi, con costi umani ed economici più elevati. 

Si tratta di agire per la promozione della salute, sempre secondo Lazzari, per quel “psychological strain che incide su salute psicologica e funzionamento quotidiano (…). Sarebbe necessaria la promozione di risorse psicologiche, quella capacità di gestire situazioni in maniera diversa, affinché le persone non si trasformino in pazienti. Con una rete a livello di comunità: scuola, case di comunità, medici di famiglia, servizi sociali, grandi organizzazioni lavorative che patiscono lo stress lavoro correlato. Una tale rete avrebbe funzione di intercettare disagio e impedire che divenga malattia, quanto viene d’altra parte raccomandato dall’UNICEF e dalle agenzie internazionali.” [4] 

Come viene indicato dalla Fondazione Farmafactoring “l’adozione oggi di misure atte a incrementare gli investimenti in prevenzione dovrebbe portare domani a una riduzione delle persone da curare. Adottare un tale approccio significherebbe, quindi, anche guardare alla spesa sanitaria [o a una larga parte di essa] più in termini di spesa per investimenti che di parte corrente. Sarà, però, necessaria una decisa inversione di tendenza nell’allocazione dei fondi per la sanità in Italia, che con una quota inferiore all’1% della spesa complessiva, si colloca tra gli ultimi posti nella classifica dei Paesi OCSE per l’investimento in prevenzione.” [5]

 

Le buone pratiche europee per la prevenzione e la promozione della salute psicologica

La riduzione dei danni psicologici, legati all’insorgenza dei disturbi, richiede dunque azioni volte a stanziare risorse per la promozione della salute e la prevenzione. Per accelerare la consapevolezza, ma soprattutto la capacità progettuale, è interessante conoscere le best practices che ci sono già nei vari paesi europei.  

Fra le buone pratiche, sempre secondo Lazzari, c’è il sistema inglese del IAPT, un programma di accesso alla salute mentale degli adulti che “dal 2008 promuove l’accesso a terapie psicologiche con il reclutamento di migliaia di psicologi e terapeuti. Studi economici, tra cui quello della London School of Economics, hanno dimostrato il grande vantaggio finanziario del trattamento psicoterapeutico in luogo di quello farmacologico: per ogni sterlina investita se ne risparmia 1,30. Sono terapie che si ripagano da sole e che vanno a incidere positivamente su una realtà: i problemi psicologici rappresentano la prima voce di disabilità, e il primo fattore di assenza dal lavoro. Non si tratta dunque di un problema individuale ma collettivo.” [6]

Nel mese di febbraio, dopo una fase di stop al bonus psicologico anche in Italia si è arrivati, come richiesto da più parti, a stanziare dei fondi per l’emergenza della psicopandemia e a riflettere sull’esigenza di un cambiamento nell’allocazione delle risorse.
 


Chi e quando si può usufruire del bonus psicologico?

Le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno approvato un emendamento al Decreto Milleproroghe che prevede l’introduzione del bonus psicologo 2022. E lo stanziamento di 20 milioni euro per le strutture del Servizio Sanitario Nazionale e per i cittadini.

In particolare, sono stati previsti 10 milioni di euro per i servizi di salute mentale (assunzione di professionisti sanitari, fra cui anche psicologi, e assistenti sociali) e 10 milioni per il bonus psicologico

Alle Regioni e alle due Province Autonome sono richiesti dei piani per l’assistenza sociosanitaria – con livelli comuni in tutta Italia – rivolti alle persone con disturbi mentali e correlati allo stress, anche in conseguenza dell’epidemia da COVID-19. In particolare, viene chiesto di potenziare i servizi di neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza, l’assistenza ospedaliera in aree pediatrica e l’assistenza territoriale con particolare riferimento all’ambito semi residenziale. Viene precisata l’esigenza di potenziare l’assistenza per il benessere psicologico individuale e collettivo, mediante l’accesso ai servizi di psicologia e psicoterapia anche per disagio psicologico, situazioni di stress, ecc. e non solo per una diagnosi di disturbi mentali. 

Il bonus psicologico di 10 milioni di euro prevede per il 2022 un aiuto finanziario – fino ad un massimo di 600 € all’anno a persona – per le spese di sessioni di psicoterapia da svolgere presso specialisti privati, iscritti agli Albi degli Ordini Psicologici Regionali e delle due Provincie autonome. Ne possono usufruire persone di qualsiasi fascia di età, con un ISEE che non superi i 50.000€. Chi avrà un ISEE più basso percepirà di più. Si rivolge a persone che:
•    soffrono di un disagio di salute mentale, determinato dalla pandemia e dalle fasi di lockdown
•    vivono un disagio per situazioni di stress correlate alla DAD o allo Smart Working
•    presentano uno stato di malessere per vari fattori

Le modalità per la presentazione della domanda per il bonus psicologico 2022 saranno stabilite, dunque, a breve con Decreto del Ministro della Salute e adottato dal Ministro dell’Economia e delle Finanza dopo trenta giorni dalla conversione in legge del Decreto Milleproroghe.


[1] Reperito su https://www.eurekalert.org/news-releases/930770
[2] Alize Ferrari è responsabile del team sui disturbi mentali GBD presso il Queensland Center for Mental Health Research, School of Public Health, University of Queensland, Australia.
[3] Damian Santomauro fa parte del Queensland Center for Mental Health Research, School of Public Health, University of Queensland, Australia 
[4] Quali i disturbi psicologici causati dalla pandemia? 1° novembre 2021 di Nicola Boccola, reperito in https://www.treccani.it/magazine/atlante/societa/Quali_disturbi_psicologici_causati_pandemia.html
[5] I Quaderni della Fondazione Farmafactoring. La Prevenzione come elemento per la sostenibilità del SSN. (2014) Reperito da https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5581996.pdf
[6] Quali i disturbi psicologici causati dalla pandemia? 1° novembre 2021 di Nicola Boccola, reperito in https://www.treccani.it/magazine/atlante/societa/Quali_disturbi_psicologici_causati_pandemia.html

 

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