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La manipolazione come assenza di relazione


Nella manipolazione, negazione della relazione e della cultura dei diritti, spesso il manipolatore, la vittima e chi assiste difettano di consapevolezza
La manipolazione come assenza di relazione

La distinzione fra manipolazione e capacità di influenza

La distinzione tra manipolazione e influenzamento psicologico è cruciale per comprendere i sottili giochi che possono compromettere la comunicazione efficace e la qualità delle relazioni interpersonali, mettendo a rischio il benessere delle persone coinvolte. Mentre l’influenza sana (Watzlawick. P. 1978) tiene conto di principi etici e rispettosi, la manipolazione si avvale di metodi subdoli e ingannevoli per cambiare la percezione o il comportamento degli altri, con l’obiettivo di ottenere vantaggi personali a spese altrui (Simon, G. K., 2010). Questo fenomeno presenta una minaccia per la libertà individuale e per la costruzione di relazioni autentiche. Spesso, chi è vittima di manipolazione non è pienamente consapevole di essere coinvolto in un gioco di potere dannoso anche per la propria integrità psicologica (Lerner H. 2021).

Le e tattiche del manipolatore

Le tattiche del manipolatore sono varie e sottili, mirate a controllare e confondere le loro vittime. Un manipolatore abile si basa su comportamenti passivo-aggressivi (Chiappi, F. 2024) sul rinforzo positivo e negativo, le punizioni e la negazione. Ecco le caratteristiche di un manipolatore di successo:

La centratura esclusiva su di sé

  • Attenzione/disattenzione selettiva: ignorare ciò che non interessa e concentrarsi solo sugli interessi personali.
  • Non mettersi nei panni degli altri.
  • Vedere gli altri solo come un mezzo per raggiungere i propri scopi o  competitor da indebolire o qualcuno da assoggettare in qualche modo.

L’aspetto subdolo

  • Aggressività nascosta: mentire, omettere, negare, razionalizzare e minimizzare eventi per giustificare il proprio comportamento;
  • Intimidazione subdola: minacciare la vittima in modo velato
  • Evasività: distogliere l’attenzione o fornire risposte non pertinenti
  • Fare il servile: nascondere l’interesse personale dietro l’apparenza di obbedienza
  • Seduzione: lusingare la vittima per ottenere fiducia e lealtà
  • Simulare innocenza: proiettare un’immagine di sé innocente o minimizzare comportamenti dannosi, fingendo sorpresa, se accusati
  • Fingere confusione: indurre la vittima a dubitare di sé stessa, mostrando di non capire o di essere in  confusione su un problema.

 Le azioni contro la vittima

  • Induzione di senso di colpa e vergogna: far sentire la vittima egoista e superficiale
  • Denigrazione: mettere la vittima sulla difensiva e nascondere l’intento aggressivo
  • Proiettare la colpa sugli altri: far credere alla vittima di essere responsabile delle manipolazioni
  • Manifestazioni di rabbia: creare uno shock emotivo nella vittima per indurla a evitare comportamenti o situazioni sgradite al manipolatore
  • Compromissione delle relazioni interpersonali della vittima e danneggiamento della sua immagine sociale
  • Comportamenti passivo-aggressivi come procrastinazione, silenzio, fare il broncio e dipingersi come vittima, critiche celate da sarcasmo o ironia e commenti retorici.

L’assenza di etica ed empatia, deresponsabilizzazione

  • Assenza di empatia nei confronti della persona, oggetto di manipolazione
  • Mancanza di senso di colpa o dubbi riguardo al danneggiare la vittima, se lo ritiene necessario per soddisfare i suoi desideri.

Consapevolezza o inconsapevolezza del manipolatore?

Alcune persone possono usare consapevolmente la manipolazione nei vari ambiti – coppia, famiglia, scuola, lavoro, vita sociale e politica – poiché aderiscono a modelli culturali in cui il raggiungimento dei propri obiettivi è prioritario e in cui manca una cultura del rispetto dei diritti. Secondo molti autori, chi esercita controllo sugli altri potrebbero farlo anche perché non ha una piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. Le motivazioni di questo modo di agire possono essere radicate in profonde esperienze traumatiche passate e modelli di comportamento appresi, che li spingono ad adottare tattiche manipolative senza una comprensione completa del perché lo fanno (Evans, 2003). Questo punto di vista suggerisce che il comportamento manipolativo possa essere anche il risultato di dinamiche emotive e psicologiche complesse, non sempre chiare né per i manipolatori stessi, né per le loro vittime. Le persone con un prevalente stile relazionale manipolatorio possono anche apparire intelligenti e carismatici, ma essere gestiti da dinamiche irrisolte o tratti psicopatici, come nel Disturbo di Personalità Narcisistica (DPN) e di Personalità Antisociale (DPA), e anche, se in modo meno preponderante, nel Disturbo di Personalità Borderline (DPB) e di Personalità Istrionico (DPI). Talvolta, possono agire in modo inconsapevole, spinti da un impulso interno che non comprendono appieno. Questo può rendere difficile per loro riconoscere il danno che causano agli altri e persino a se stessi. Altri potrebbero essere consapevoli delle loro azioni manipolative, ma giustificarle attraverso una serie di razionalizzazioni o autoinganni, perpetuando così il loro comportamento dannoso senza una vera comprensione del suo impatto. In entrambi i casi, la mancanza di consapevolezza può rendere difficile per i manipolatori cambiare il loro comportamento, senza un adeguato sostegno psico-educativo e/o supporto terapeutico volto a fornire funzionali consapevolezze e strumenti per il dialogo interno, l’introspezione.

Cosa fare?

Numerosi studi pongono l’accento sulla necessità di offrire sostegno alle possibili vittime per aiutarle a identificare, comprendere e gestire il controllo e la manipolazione nelle loro relazioni, indipendentemente dalla consapevolezza del manipolatore, perché l’efficacia di questo processo spesso dipende dalla vulnerabilità psicologica di chi subisce. È altrettanto importante offrire supporto ai manipolatori stessi, per aiutarli a riconoscere e affrontare il loro comportamento. Aggiungiamo che è essenziale anche promuovere una cultura del rispetto reciproco e il riconoscimento dei comportamenti manipolativi, garantendo il diritto di stabilire limiti, affinché gli osservatori di relazioni manipolative non diventino complici dell’aggressività del manipolatore per mancanza di consapevolezza. Questo richiede azioni di sensibilizzazione culturale, educativa e formativa a vari livelli, educare le persone sulle life e soft skills e sulla cultura dei diritti, insieme al riconoscimento della manipolazione e all’empowerment personale e di cosa significhi costruire relazioni più sane e autentiche. È fondamentale capire che nessuno dovrebbe essere costretto a subire il controllo o la manipolazione nelle proprie relazioni e che cercare aiuto è un passo cruciale verso il recupero e il benessere individuale.

Bibliografia:

  • Braiker, H. (2002). The Disease to Please: Curing the People-Pleasing Syndrome. McGraw-Hill Education - Europe.
  • Chiappi, F. (2024). Stili relazionali Passivi e Aggressivi: ostacoli alla comunicazione. Pronto Professionista.https://www.prontoprofessionista.it/articoli/stili-relazionali-passivi-e-aggressivi-ostacoli-alla-comunicazione.html.
  • Evans, P. (2003). Controlling People: How to Recognize, Understand, and Deal with People Who Try to Control You. Adams Media.
  • Lerner H. (2002). La danza della rabbia. Milano: TEA.
  • Simon, George K. (2010). In Sheep's Clothing: Understanding and Dealing with Manipulative People. Pankhurst Brothers Publishers Inc.
  • Watzlawick, Paul.(1978). Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. Roma: Astrolabio.

     

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