Il bias dei bias...il Blind Spot Bias


Finanza comportamentale, il Blind Spot Bias è la zona cieca della nostra consapevolezza…
Il bias dei bias...il Blind Spot Bias

Nel mio recente salotto finanziario tenuto a Gennaio 2020 presso il Lions Club Como Lariano ho parlato di diversi aspetti della finanza comportamentale e dei bias (distorsioni comportamentali) che ci inducono spesso in errore quando entriamo nei processi decisionali inerenti come investire/allocare i nostri risparmi.

Al termine del salotto, in forma leggermente provocatoria, ho finito dicendo:
“E soprattutto non dimenticatevi del Blind Spot Bias! …che è il bias dei bias…”

Ma cosa si intende con tale termine? Sentiamo come si esprime il padre della finanza comportamentale, cioe’ il prof. Daniel Kahneman, cattedra all'universita' di Princeton e premio nobel per l’economia nel 2002.

C'è una zona cieca nella nostra consapevolezza, chiamata Blind Spot Bias, che ci impedisce di vederci dall'esterno. Mentre siamo in grado di vedere i comportamenti errati negli altri, non riusciamo a vedere i nostri e crediamo di esserne esenti...

Le persone più inclini a questo bias/distorsione comportamentale sono meno accurate nel valutare le proprie capacità rispetto alle capacità degli altri, ascoltano meno i consigli degli altri e hanno meno probabilità di imparare dall'esperienza che li aiuterebbe invece a formulare giudizi meno distorti.

Ecco come si esprime Kahneman:
“Il meglio che possiamo fare è un compromesso: imparare a riconoscere le situazioni in cui sono probabili gli errori e fare di più per evitare errori significativi quando la posta in gioco è alta”.

Quindi: tutti noi crediamo di essere obiettivi nella nostra visione del mondo e di non sottostare a nessuno dei bias che vediamo invece agire negli altri.

Il Blind Spot Bias fa da presupposto a tutti gli altri: è l'esistenza di una zona cieca della nostra consapevolezza, nota da tempo ma che iniziò ad essere studiata alla fine degli anni '90 dalla psicologa dottoressa Emily Pronin che così si esprime: “osservazioni quotidiane confermano l'esistenza di pregiudizi [bias] nella percezione umana. Noi troviamo che i nostri avversari, e a volte anche i nostri colleghi, vedono eventi e problemi attraverso il prisma distorcente della loro ideologia politica, della storia e degli interessi individuali o del loro gruppo, e del loro desiderio di vedere se stessi in una luce positiva. Quando tuttavia riflettiamo sulla nostra visione del mondo, generalmente rileviamo poche prove di questi pregiudizi. Abbiamo l'impressione di vedere problemi ed eventi "obiettivamente", come sono in realtà. Vorremmo concedere, forse, che alcune delle nostre opinioni sono state modellate dalla nostra esperienza personale e dall'identità di gruppo, ma sentiamo che nel nostro particolare caso questi fattori hanno condotto ad aumentare la conoscenza piuttosto che il pregiudizio”.
 
Non basta, quindi, aver capito razionalmente gli errori commessi dagli altri per evitare di farli propri.  Proprio perché sono gli errori degli altri, possiamo identificarli perché non danneggiano il nostro ego ed il nostro inconscio.

Il Blind Spot Bias si compone  di due parti: la prima parte è il bias vero e proprio sul quale ci si concentra per evitarlo (per esempio il confirmation bias, cioè la tendenza umana a cercare informazioni a sostegno delle proprie convinzioni) e la seconda parte è il blind spot bias che sovrasta tutto il pensiero, cioè il fatto che tendiamo inconsciamente a proteggere il nostro ego da tutto ciò che può danneggiarlo, quindi, riconosciuta la prima distorsione dovremmo trovare la forza e l’onestà intellettuale di riconoscerla, eventualmente, come facente parte di noi, e non solo degli altri, ed agire per iniziare un vero e proprio processo di cambiamento.

Articolo del:


di Dott. Andrea Poggi

L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Cerca nella tua città o in una città di tuo interesse