Stocks for the long run!


Azionario per il lungo termine!
Stocks for the long run!

Il titolo di questo articolo si riferisce ad un ben noto e voluminoso libro del 1994 del prof. Jeremy J. Siegel, prestigioso docente di finanza alla Wharton School of Philadelphia che afferma, con dati e numeri alla mano, che il mercato azionario è storicamente volatile, nel senso che quel tipo di investimento ha nel breve periodo un esito incerto: non si conosce in che modo i prezzi delle azioni si muoveranno nel tempo, ma nel medio lungo periodo il loro andamento e’ sempre stato crescente e soddisfacente per chi ha investito con lungimiranza e pazienza.

Una premessa: la maggior parte degli investitori è fisiologicamente avversa al rischio. Non sono interessati ad un titolo/fondo che ha per metà la probabilità di salire del 20% e per l’altra metà di scendere del 20%...capiamoci meglio.

Desiderano avere in portafoglio prodotti azionari che, in media, abbiano rendimenti positivi. Infatti, gli studi sull’avversione alle perdite suggeriscono che il dolore di una perdita prospettica è in genere doppia rispetto al piacere di un possibile guadagno (teoria del prospetto).

In pratica, la maggior parte delle persone non comprerebbe un’azione con una probabilità del 50% di registrare una perdita del 20% a meno che non ci sia l’altro 50% di possibilità di guadagnare almeno il 40%.

Questo per dire che l’avversione alla perdite momentanee (correzioni) può indurre gli investitori a prendere decisioni esageratamente conservative, troppo prudenziali nella composizione del loro portafoglio. Esistono investitori che hanno preferito mantenere i risparmi in banca senza guadagnare sostanzialmente nulla per 5 o 10 anni (per esempio sui conti correnti) perché temevano che acquistando azionario i prezzi avrebbero potuto scendere...si sbagliavano...evidentemente.

Attualmente si nota una diffusa crescita di avversione alle perdite nel mercato azionario, con investitori e analisti preoccupati che l’indice azionario americano stazioni su livelli record o vicini al massimo storico, il che potrebbe anche essere se ragioniamo nel breve termine, torniamo sempre li’, non si scappa....

Molti investitori hanno abbandonato nel tempo il mercato azionario perché temono di perdere più denaro di quanto ritengano di guadagnarne. Il dolore di una perdita prospettica, come accennato, è molto più potente del possibile piacere derivante da un potenziale guadagno, ma il timore protratto irragionevolmente per troppo tempo non ci aiutera’ a far crescere il nostro portafoglio di certo, ricordiamoci che l’inflazione nel lungo periodo fa parecchi danni....

Altri investitori, invece, escono dal mercato perché aspettano che i prezzi crollino, in modo che possano comprare azionario a prezzi stracciati. È una buona idea comprare azioni a prezzi bassi (c’est Lapalisse.....), ma raramente è una buona idea cercare di indovinare il momento giusto (fare market timing) mettendosi in liquidità aspettando che si concretizzi la correzione.

Ed infatti si rischia di perdere l’ennesima occasione. Coloro che prevedono un crollo del 20% o anche di più della borsa hanno sicuramente ragione nel fatto che prima o poi, come la storia insegna, tale correzione si potra’ materializzare, ma il problema è che potrebbe concretizzarsi questa settimana, l’anno prossimo o tra tre anni e mezzo.

E poi, durante la correzione...quando entrare?...A meta’?...Alla fine?...Siete sicuri che sia davvero finita o e’ solo una pausa?...Difficile il lavoro del market timer, eh?

Per comprendere cosa comporti questa indeterminazione e titubanza endemica per gli investitori proviamo a fare un esempio pratico. Immaginiamo un investitore che nel febbraio 2009 avesse investito 100.000 € nell’indice azionario america con l’indice che valeva 735 punti, cioè proprio sui minimi post crac Lehman Brothers (a leggere i giornali sembrava l’inizio della fine, ricordate?...Chi mai avrebbe comprato in quel momento?). Se rivendesse oggi si ritroverebbe con un capitale di 369.750 euro, pari ad un rendimento del + 269 % (+15,2% annuo composto).

Tutto questo per dire che se nel breve periodo, soprattutto alla luce delle attuali valutazioni di borsa, il mercato azionario è esposto a potenziali correzioni (del 20% o anche più), nel lungo termine è molto probabile e verosimile (come dimostrano le serie storiche ed il volume di Siegel), che l’indice di borsa globale si attesti a livelli superiori a quelli attuali. Forse, meglio se insieme ad un attento e preparato consulente finanziario, potrebbe essere arrivato il momento di valutare se sia il caso di allocare in portafoglio un po’di equity e meno cash per i prossimi svariati anni, soprattutto nel caso di obiettivi importanti futuri ed abbastanza lontani nel tempo.

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di dott. Andrea Poggi

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